martedì 3 gennaio 2012


Una cosa la so. Una.
Il mio uomo ideale deve essere forte, metaforicamente parlando, deve avere le spalle larghe. Perchè io sono testona.
Almeno così i nostri figli saranno proporzionati.

lunedì 2 gennaio 2012


Vi ricordate di quando eravate piccoli e credevate nelle favole? Quali erano i sogni fantastici della vostra vita? L'abito bianco e il principe azzurro che vi portava in un castello sulla collina. Eravate a letto la notte, chiudevate gli occhi e nutrivate una cieca e incondizionata fiducia. Babbo Natale, la formichina del dente, il principe azzurro erano così reali che si potevano quasi toccare.
Ma con il tempo si cresce, un bel giorno apri gli occhi e la favola svanisce.
Il problema reale è che è difficile abbandonare completamente quel mondo fatato perché quasi tutti hanno ancora quel piccolissimo pezzetto di speranza e di fiducia, e sperano un bel giorno di aprire gli occhi e di vedere il proprio sogno trasformato in realtà.

giovedì 29 dicembre 2011


In fondo tutti vogliono credere di essere dei duri. Ma essere duri non vuol dire solo essere forti. Qualche volta bisogna permettersi di non essere dei duri, per una volta, non c'è nulla di male nell'abbassare la guardia. Infatti ci sono dei momenti nei quali è la cosa migliore da fare.
A patto che si sappia scegliere con saggezza.

giovedì 22 dicembre 2011


I vizi sono sempre sinceri
le qualità a volte sono finte.

martedì 20 dicembre 2011


Oggi in auto, tornando dal lavoro, ho riso come una matta.
Finalmente posso dire di aver capito cos'è l'autoironia.

martedì 13 dicembre 2011

E come posso dirti che ti amo se i tuoi occhi rimangono chiusi e la tua bocca sigillata dal silenzio. Rivolto il tempo come si farebbe con un vecchio calzino, mi fermo tra i perduti ricordi, raccolgo un po’ dei tuoi vecchi pensieri e tesso il tutto su una tela per non dimenticare ancora quello che è stato, per ricordarlo quando tu sembri essertene scordato.

venerdì 22 luglio 2011

Erano passati degli anni quando la rivide, un tuffo al cuore. Era seduta al bar, un paio di tavolini spostata rispetto a dove sedeva lui. Lei era quella di sempre, nessun cambiamento evidente, forse i capelli un po' più lunghi e tenuti leggermente mossi. Ma aveva ancora gli stessi occhi e lo stesso modo di muovere le mani quando parlava. E fu proprio seguendo i gesti delle sue mani che si accorse dell'altra persona che sedeva allo stesso tavolino, un uomo che la guardava come se fosse una dea. E lei di sicuro lo era.
Era ancora perso nei suoi pensieri quando si accorse di un piccolo bambino che le si avvicinava. "Mamma, mi fai un disegno?", lei prese il foglietto che il bimbo le porgeva e una matita dalla sua borsa.
Un tempo adorava vederla disegnare e sporcarsi di colori. Avrebbe dovuto esserci lui al posto di quell'uomo, e quello avrebbe dovuto essere il loro bambino.
Decise di alzarsi per andare a salutarla, un paio di parole dovute dal caso, ti trovo bene, ma che bel bambino, quanti anni hai, sei fortunato ad avere una mamma così, ciao campione, ciao è stato un piacere fare la tua conoscenza.
Era Lei, la sua Lei ma l'aveva fatta scappare. Salì in macchina, cercò una canzone in particolare "She's the One", mise in moto e partì.
Da solo.